"Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda" (By Horacio Verbitsky)

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sabato 18 ottobre 2014

L'ingegneria del clima esiste.

Leggetevi questo articolo, bene si parla di Geoingegneria... (si opta per la Geoingegneria per contrastare il surriscaldamento globale - Global Warming, ma ne vale la pena???)

Il clima del nostro pianeta sembra impazzito e tutto è dovuto alle sempre crescenti quantità di Co2 nell’atmosfera. Una soluzione al problema non la possono trovare i singoli cittadini, che possono comunque contribuire a ridurre le emissioni adottando uno stile di vita sempre più amico della natura, ma soltanto i grandi del pianeta, che sembrano tuttavia avere altre priorità. E allora c’è chi si lancia in fantascientifiche possibilità che, se da un lato fanno immaginare una umanità in grado controllare il proprio futuro, dall’altra fanno rabbrividire per le possibili conseguenze. In un’intervista rilasciata aSwissinfo.ch dal professor Nicolas Gruber, professore di fisica ambientale al Politecnico federale di Zurigo (ETHZ), lo scienziato azzarda l’utilizzo di specchi orbitali, capaci di riflettere i raggi solari in modo da ottenere un raffreddamento della Terra, oppure la creazione di speciali imbarcazioni che possano fertilizzare l’oceano, così da nutrire le alghe e ridurre il CO2 nell’atmosfera. “L’idea degli specchi nello spazio è fattibile - sottolinea Gruber - sebbene estremamente costosa. La fertilizzazione degli oceani è invece una tecnica già sperimentata, ma si è dimostrata relativamente inefficace”.
La geoingegneria per modificare l'intero sistema climatico terrestre - Diversamente dalle tecniche atte a provocare pioggia o grandine artificiale, l’ingegneria climatica (o geoingegneria) permetterebbe di modificare l’intero sistema climatico terrestre e con effetti a lungo termine. “Nei negoziati internazionali sul clima - spiega Matthias Honegger di Perspectives, uno studio di consulenza di Zurigo specializzato in questioni climatiche - l’ingegneria climatica non è ancora stata discussa. Per ora rimane un tabù politico, che potrebbe però essere infranto. Se i capi di Stato dovessero rendersi conto che è troppo tardi per contenere il riscaldamento a 2°C e che i loro sforzi di adattamento nazionali sono insufficienti, allora è probabile che si considererà la possibilità di ricorrere all’ingegneria climatica”.
Evitare le decisioni in "stato di emergenza" - E a quanto pare, i livelli record rilevati dall’Organizzazione meteorologica mondiale nel suo rapporto sui gas a effetto serra, farebbero pensare che la strada sia ormai quasi segnata. Il non voler prendere delle decisioni, porterà l’umanità a fare scelte in “stato di emergenza”. In tanti scommettono si punterà su tecniche i cui effetti reali, positivi o negativi che siano, saranno visibili soltanto col passare degli anni. Come detto c’è chi promuove la rimozione del Co2 dall’atmosfera (Carbon Dioxide Removal, CDR) e chi invece sostiene la tecnica del controllo delle radiazioni solari che giungono sulla Terra (Solar Radiaton Management, SRM).
Due tecniche che non sembrano convincere tutti - Attraverso la Cdr gli scienziati manipolerebbero gli ecosistemi terrestri aumentando la quantità di anidride carbonica assorbita dalla biomassa terrestre o marina. Per riuscire in quella che potrebbe sembrare un’impresa si dovrebbero spargere solfati di ferro sulle diverse superfici in modo da incrementare la crescita delle piante, marine o terrestri, e sfruttare la fotosintesi per l’abbattimento dei livelli di Co2. Diverso, ma altrettanto invasivo, è l’approccio dei sistemi Srm. Uno specchio solare riflette soltanto una parte dei raggi solari. Tutto il resto andrebbe gestito da terra. I governi dovrebbero effettuare degli interventi mirati sull’atmosfera, così da formare una sorta di schermo riflettente. Anche le strutture (strade e palazzi) andrebbero modificati in modo da contribuire attivamente a questa funzione. “Cambiando il colore dell’asfalto, da scuro a chiaro - ha commentato Honegger - si può ottenere un raffreddamento locale, ad esempio in una città. Questo potrebbe evitare centinaia di morti durante le ondate di calore. Sapere se si può fare lo stesso su larga scala è però un’altra questione”.
Ma l’umanità corre dei rischi? La manipolazione del delicato ecosistema terrestre potrebbe avere conseguenze devastanti. Con l’uso massiccio degli aerosol si otterrebbe sicuramente un abbassamento della temperatura ma anche una importante diminuzione delle precipitazioni, l’intero ciclo dell’acqua verrebbe stravolto, con effetti inimmaginabili. Insomma, la cura potrebbe esser peggiore del male da curare, limitandosi ad alleviare i sintomi e a nascondere i veri problemi.
06 ottobre 2014

mercoledì 15 ottobre 2014

Piove, governo ladro. Brevi note sui cambiamenti climatici

Il vecchio sogno di scienziati e militari, la geoingegneria per "possedere il clima", lascia indizi pesanti come metalli.


di Paolo Broggia -
Ingegnere - Contadino

Già nel 1957 si studiava tecnicamente la possibilità di controllare la grandine per non far distruggere le colture nei campi del Piemonte[1]. Gli italiani sono sempre stati molto attivi in questo campo: sperimentazioni nei dintorni di Roma, in Sardegna, pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali e brevetti industriali registrati negli USA [2];
- In un documento del 1963, il Gen. Antonio Serra Capo del Servizio Meteorologico dell'Aeronautica, cita una collaborazione svolta con una azienda americana per provocare la pioggia, con fondi pubblici [3];
- Nel 1994 il governo italiano promulga una legge che prevede la creazione regolare di piogge artificiali per sconfiggere la siccità [4];
- Nel 1996 viene pubblicato un documento di ricerca aerospaziale dai militari USA, "Weather as a Force Multiplier: Owning the Weather in 2025" ("Il clima come un moltiplicatore di forze: possedere il controllo del clima entro il 2025", Ndt[5]. In questo raccapricciante documento viene enunciata la possibilità tecnica di poter controllare localmente il clima, allo scopo di avere vantaggi sul nemico e renderlo più vulnerabile, con tanto di tabelle, grafici, metodologie. Evidentemente venivano ritenute molto significative le esperienze del Vietnam, dove gli USA sono riusciti ad usare con successo la geoingegneria allagando con abbondanti piogge i campi dei Vietcong;
- La comparsa sempre più frequente di brevetti nel settore riguarda, fra le altre cose, l'uso dei campi elettromagnetici per far interagire a comando le particelle rilasciate dagli aerei, in forma di additivi nei carburanti;
- Le numerose conferenze sull'argomento "geoengineering and climate engineering" (geoingegneria ed ingegneria del clima) si sono affacciate nelle comunità scientifiche internazionali, monopolizzando l'attenzione e apportando nuove risorse economiche. È nato l'IPCC, l'organizzazione internazionale intesa a fronteggiare i cambiamenti climatici, che potrebbe legittimare l'uso della geoingegneria [6]. Ma se si va a dire a questi scienziati che stanno già facendo la geoingegneria, essi negano inorriditi.
Se osservassimo i nostri cieli più attentamente, vedremmo attività aeronautiche non ufficiali, cioè non legate a transiti di aerei di linea, che rilasciano delle sostanze visibili che si disperdono dopo qualche minuto, a volte dopo ore. Probabilmente si tratta di droni [7] che quotidianamente "spazzolano" il cielo come una griglia a "scacchi", non c'e' zona dell'Italia (e dell'Europa) ormai che non sia irrorata [8].
Che cosa spruzzano? Qualunque cosa. A giudicare dalle analisi dell'acqua piovana sembra che ci sia di tutto: metalli pesanti, polimeri, batteri, sostanze non classificate [9].
Anche i fili che cadono dal cielo, imitazioni quasi perfette delle ragnatele, ma di lunghezze spropositate. Se fossero di un vero ragno volante (il fenomeno è quello dello "spider ballooning"), questo dovrebbe essere grande più di 100 metri. Inoltre le vere ragnatele non vengono attratte da un potente magnete, come invece sembra a cadere a questi fili.
Risorse in gioco: un articolo su un esperimento condotto nel 2011 dell'Universita' di San Diego, California [10], dà una idea delle risorse aeree necessarie: considerando l'intero territorio italiano formato da tanti quadrati di 100Km di lato (come nell'articolo), in totale abbiamo solo 30 quadrati. Ipotizzando 2 droni che lavorino per ciascun quadrato, con appena 60 droni si potrebbe coprire una nazione intera, con tutti i suoi abitanti, piante, falde acquifere, eco-sistemi.
Presso i centri radar aeronautici italiani, i controllori di volo sono consapevoli di questo movimento enorme di velivoli, ma lo ignorano. O non danno spiegazioni se interpellati. Chiedete anche voi all'URP[11] dell'aeronautica qualche informazione.
Ma la Natura è grande, in ogni caso. I suoi eterni elementi riusciranno a raggiungere una coerenza per reagire opportunamente a questa fonte di inquinamento.
Concludendo, quando la prossima volta avvertiamo:
- una pioggerellina sottile (fina-fina) come quelle londinesi, insolitamente frequenti in Italia ultimamente;
- delle piogge torrenziali e conseguenti alluvioni, con grandine grande come arance, similmente frequente in Italia in tempi recenti;
- la presenza di formazioni di alghe (incredibili da trovare nelle zone di campagna interne, molto lontane dalle coste);
- che l'aria è più secca di quella del deserto [12], come nel 2012 in Italia;
- che le malattie delle nostre piante siano da attribuire a qualcosa di strano, mai visto;
- che i pannelli fotovoltaici stiano generando sempre meno elettricità rispetto all'anno precedente ;
- che nella analisi "Mineral Test" risultino eccessi di alluminio e piombo, come è capitato a me e a tre miei vicini;

ebbene, in tutti questi casi sopraesposti pronunciamo pure con decisione e seriamente la fatidica frase: "piove, governo ladro...", per far cogliere il messaggio a chi di dovere ... ('cca' niscuno è fesso...).


NOTE:
[1] M. Barla ed E. Barbero, "Nuclei di condensazione prodotti da ossidi radioattivati, "Giornale di Geofisica pura e applicata del Gennaio-Aprile 1957, Volume 36, Issue 1, pp 243-249. L'articolo descrive teoria ed esperimenti per attivare artificialmente dei nuclei di molecole di acqua usando ossidi di alluminio e campi elettromagnetici;
[2] Il portale "www.nogeoingegneria.com" riporta molti documenti originali.
[3] Scrive testualmente: «...Un terzo ciclo di esperienze di nucleazione artificiale dell'atmosfera, il più lungo finora condotto in Italia, fu affidato alla società americana "Weather Researches Development Corporation" su finanziamento della "Cassa per il Mezzogiorno" e la "Regione Autonoma della Sardegna", l'autore si dichiara infine molto fiducioso sui progressi tecnici migliorativi, per risolvere tutti i problemi legati alla siccità.» Vedi la storia QUI.
[4] Legge n. 36 del 5.1.1994, «Disposizioni in materia di risorse idriche», art. 2, comma 2: «Con decreto emanato, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, dal ministro dell'ambiente, di concerto con il ministro dei lavori pubblici, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 è adottato il regolamento per la disciplina delle modificazioni artificiali della fase atmosferica del ciclo naturale dell'acqua.».
[5] Possedere il clima entro il 2025;
[6] V. report tecnico n. 18/2121 del 15.07.2014 di avanzamento del progetto del parlamento tedesco,http://dip.bundestag.de/btd/18/021/1802121.pdf, dove a Pag. 61 una figura illustra il funzionamento della tecnica RM Radiation Management, con silouettes di aerei che emettono particelle;
[7] A parere di chi scrive a poter fare questo lavoro potrebbero essere solo dei droni, cioè dei velivoli senza pilota a bordo e/o con guida automatica, per la estrema ripetitività delle rotte, stressanti e pericolose per esseri umani in carne e ossa: infatti nel ripassare nelle precedenti scie, in cabina entrerebbe l'aria proveniente dall'esterno, inquinata dello stesso materiale rilasciato dallo scarico;
[8] http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=4532;
[9] http://www.nogeoingegneria.com/effetti/biodiversita/questa-pioggia-e-una-manna-dal-cielo-per-la-stagione-dei-funghi/ -http://www.nogeoingegneria.com/effetti/salute/russel-blaylock-medico-della-national-health-federation/;
[10] Studiano la distribuzione di particelle di aerosol rilasciate da un aereo pilotato in remoto - http://aerosols.ucsd.edu/E_PEACE.html;
[11] Urp, Ufficio Relazione con il Pubblico, urp@aeronautica.difesa.it;
[12] L'autore ha misurato nell'agosto 2014 valori di umidità relativa pari al 18%, mentre nel deserto normalmente non si va mai più sotto di 35%. Con questi valori di umidità, è fisicamente impossibile la comparsa di scie di condensazione provocate dagli scarichi dei motori a reazione dei velivoli. In ogni caso questo tipo di fenomeno non dà luogo a scie persistenti e inquinamento da metalli pesanti, perché si tratta essenzialmente di vapore acqueo.